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Degrado ambientale e Movimenti Migratori: alla ricerca di una governance internazionale

Titolo: Degrado ambientale e Movimenti Migratori: alla ricerca di una governance internazionale

Autore:  Rainer Maria Baratti

Data: Luglio 2020

Contatti personali autore: [email protected]

Abstract

Negli ultimi anni la comunità di studiosi e la comunità internazionale hanno aumentato l’interesse rispetto al collegamento tra migrazioni e ambiente, nonché in relazione all’importanza di trovare una nuova adeguata governance. Il motivo di tale interesse è dovuto al fatto che i fenomeni di sfollamento interno e internazionale legati al clima e all’ambiente sono già in atto. Tuttavia, non vi è ancora una posizione e comprensione comune sul fenomeno e su specifici rimedi normativi. Ad esempio, vi è un forte dibattito sulla necessità o meno del riconoscimento dei cosiddetti “nuovi rifugiati” spesso chiamati “Profughi ambientali”.

Nel corso del primo capitolo dell’elaborato si affronterà l’evoluzione storica del fenomeno migratorio e della relativa normativa e governance applicata, segnalando che dopo la caduta del Muro di Berlino abbiamo assistito a una crescente attività normativa e intreccio tra politica estera e flussi migratori. Si analizzeranno quindi le diverse fasi delle migrazioni fino ad arrivare alla possibile quarta fase nel mondo del secondo dopoguerra. In quest’ultima il connubio tra crisi economica globale, crisi alimentare e crisi climatica sembra assumere maggior rilievo all’interno della nuova stagione di crisi umanitarie iniziata dal 2011, segnando un mondo sempre più globalizzato e interconnesso le cui significative perturbazioni hanno causato drammi umanitari e instabilità politiche all’interno dei Paesi in via di sviluppo. Successivamente si analizzerà il contesto normativo internazionale dell’ambiente a partire dalla conferenza di Rio, la quale ha segnato l’inizio della riflessione sull’interazione tra ecosistemi e comunità umane nonché l’emergere del concetto di sviluppo sostenibile.  I passi da parte della comunità internazionale sono stati ampi e incoraggianti ma nel 2018 l’IPCC ha lanciato un nuovo allarme in relazione al surriscaldamento climatico e ai relativi gravi rischi per ecosistemi, specie animali e società umane. Pertanto si è segnata una crescente attenzione rispetto all’impatto dell’ambiente sulle comunità e le mobilità umane. Si cercherà quindi di illustrare come le cosiddette mobilità ambientali siano state interpretate nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Infine, si illustreranno gli effetti del clima e delle dinamiche di sviluppo negativo sulle popolazioni.

Nel corso del secondo capitolo dell’elaborato si illustreranno le diverse teorie che hanno studiato i fenomeni migratori da diverse prospettive, analizzando pertanto i push e i pull factor delle migrazioni. Lo scopo è quello di comprendere le migrazioni come un continuum migratorio tra dimensione nazionale e dimensione internazionale. Si cercherà di mostrare l’importanza della territorialità, dell’ambiente e delle risorse per la sussistenza della vita umana, per la stabilità delle norme sociali e per dare una prospettiva a molte comunità del mondo. Inoltre, si evidenzierà l’importanza delle reti interpersonali per la struttura sociale e per le migrazioni, segnalando che le migrazioni e il loro sistema giuridico non sono avulse dal sistema di relazioni internazionali. Infine si cercherà di mettere in luce come l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile sia uno strumento operativo per trovare soluzioni persistenti ai push factor.

Nel corso del terzo capitolo si esaminerà il quadro normativo applicabile e ci si concentrerà sull’analisi comparativa tra il regime giuridico dei rifugiati e il regime giuridico degli sfollati interni, tenendo conto anche della normativa a tutela delle popolazioni indigene. Si forniranno pertanto le definizioni e le diverse estensioni a livello regionale, nonché i primi tentativi di teorizzazione di una definizione dei nuovi rifugiati: rifugiati del clima e dell’ambiente. Di conseguenza, si analizzerà il rapporto che intercorre tra diritti umani e ambiente alla luce dei sistemi internazionali e regionali, nonché delle sentenze delle corti regionali. Si tenterà pertanto di mostrare quali possono essere i passi successivi verso l’adozione di un nuovo strumento internazionale. In conclusione, verrà illustrato il rapporto tra diritto interno e diritto internazionale con il proposito che, al di là dei dibattiti definitori o in relazione all’adozione di nuovi strumenti internazionali, occorre riconoscere e tutelare i diritti umani già vigenti.

Come osserveremo nell’elaborato, la Convenzione relativa allo Status di rifugiato del 1951 è nata in un epoca diversa da quella che viviamo e pertanto rispondeva ad esigenze e logiche diverse. Col tempo, infatti, la convenzione ha mostrato i propri limiti e sembrerebbero opportuni nuovi interventi normativi in grado di rispondere a questa nuova fase delle mobilità umane mondiali. Di conseguenza, la riflessione sul tema del degrado ambientale e i movimenti migratori segna la necessità di uno strumento internazionale che si ponga come anello di congiuntura esplicito tra il regime giuridico degli sfollati interni e il regime giuridico dei rifugiati, nonché tra le dinamiche di sfollamento e la normativa internazionale dell’ambiente. In altre parole, quale che sia la posizione rispetto alla definizione dei nuovi rifugiati, occorre tenere in conto che rifugiati e sfollati sono due facce dello stesso fenomeno, soprattutto per quanto riguarda le cause di sfollamento. Pertanto, da una parte è importante garantire la protezione a chi viene sfollato a causa del degrado ambientale, dall’altra è importante lavorare sull’empowerment ambientale in quanto Stati come i SIDS potrebbero vedere pregiudicato seriamente il proprio diritto di autodeterminazione.

Occorre ricordare che quando parliamo di diritti umani e del loro rapporto con l’ambiente, facendo specifico riferimento a risorse come l’acqua e il cibo, spesso si tratta di diritti riconosciuti anche in altre convenzioni come, ad esempio, la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna e dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia. In questo senso, il cambiamento climatico potrebbe mettere a rischio regimi giuridici volti a soddisfare gli specific needs di categorie vulnerabili. A ciò si aggiunge anche il caso specifico delle popolazioni indigene per cui una violazione ambientale comporta violazioni rispetto ai diritti delle stesse, nonché un attacco alla cultura di queste popolazioni. In questo senso occorre continuare nell’elaborazione del concetto di “Genocidio culturale” ma anche del concetto di “Giustizia climatica e ambientale”. Per fare ciò è però necessario un dialogo con le popolazioni locali coinvolte dagli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale in modo da garantire il diritto alla terra ed evitare distorsioni legate al mondo della finanza, come nel caso del landgrabbing.

In ogni caso, oggi più che mai, è importante istituire una nuova metodologia di analisi comune con lo scopo di offrire soluzioni che rendano le migrazioni volontarie e non forzate. Occorre comprendere l’importanza e le caratteristiche di ogni “contesto migratorio” coinvolgendo paesi di origine e di destinazione. Inoltre, è importante comprendere perché gli sfollati interni restino tali, ovvero perché non lasciano il proprio paese o perché sono impossibilitati a farlo. La comprensione del nesso tra migrazioni e ambiente si basa sul fatto che l’ambiente permette all’individuo di autodeterminarsi e che il degrado ambientale può comportare rischi per la sicurezza internazionale nonché agire come moltiplicatore delle violazioni dei diritti umani.

Al di là degli strumenti esistenti, tra cui vi sono strumenti internazionali non vincolanti che si richiamano ai diritti umani, e agli strumenti che potranno essere adottati, occorre riconoscere l’importanza di garantire i diritti umani e di accrescerne la tutela. Oggi più che mai occorre tutelare e garantire la Dignità umana per evitare che i diritti umani vengano compressi sotto l’imperativo della sicurezza. Occorre superare quindi quell’asimmetria che intercorre per diritti come il diritto alla libertà di movimento e il diritto a cercare asilo, cambiando quella prospettiva che si è imposta con l’inizio della war on terror e che ha portato alla nascita di un’agenda securitaria in materia di asilo e migrazioni.

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